Resoconto workshop Italung

Resoconto del Workshop Italung Ct Lo screening per il tumore del polmone: stato dell’arte

Nei giorni 3 e il 4 marzo si è svolto, presso il dipartimento Cardio-toracico e vascolare dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, un workshop di due giornate sulla problematica dei programmi di screening per la diagnosi precoce del tumore polmonare con uso di TC a bassa dose in soggetti ad alto rischio. Il workshop è stato articolato in 2 giornate, la prima di livello nazionale e la seconda di livello internazionale, con la partecipazione dei referenti dei principali studi attualmente in corso negli Stati Uniti, Europa e Italia.

Le due giornate sono state organizzate in collaborazione con l’ Osservatorio nazionale screening nell’ambito dello Studio ITALUNG-CT, studio multicentrico realizzato in Toscana, a Firenze, Pistoia e Pisa grazie a finanziamento regionale, sotto l’egida dell’Istituto toscano tumori e il coordinamento dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (ISPO).
La prima giornata dell'evento è stata trasmessa in diretta sul sito della rivista Epidemiologia &Prevenzione

Un confronto necessario

L’esigenza di un momento di confronto scientifico su un argomento di grande impatto in sanità pubblica si è amplificata dopo la precoce interruzione, per eccesso di beneficio, dello studio randomizzato avviato negli Stati Uniti dal National Cancer Institute (National Lung Screening Trial) studio che ha coinvolto 53.500 soggetti, fumatori ed ex fumatori. Lo scopo dell’incontro è stato quindi di illustrare lo stato dell’arte degli studi in corso e di arrivare a condividere un Consensus Statement sulla definizione degli aspetti ancora critici e sulle attività da intraprendere in futuro. Spazio è stato dato, durante la giornata italiana, alla voce dei rappresentati delle Società scientifiche italiane coinvolte nella problematica.

Lo stato dell’arte

Lo Studio ITALUNG-CT è uno dei 6 trial randomizzati avviati in Europa i cui referenti hanno attivamente partecipato all’evento pisano, insieme a quelli degli studi DANTE (Istituto Humanitas- Milano), MILD (Istituto Tumori-Milano), NELSON (Paesi Bassi e Belgio), DLCST (Danimarca) e LUSI (Germania), per un totale di circa 32.000 persone arruolate; mentre lo studio del Regno Unito ha da poco avviato la prima raccolta dati. Nessuno di questi studi ha ancora a oggi effettuato l’analisi di mortalità che permetterà di rispondere all’outcome primario; i trial andranno avanti e si sta studiando la modalità di analisi pooled a livello europeo al fine di aumentare la potenza dei singoli data set.

I primi dati del grande studio americano presentato da Christine Berg, coordinatrice dell’Early Detection Research Group della Division of Cancer prevention al National Cancer Institute di Bethesda, hanno mostrato una riduzione di mortalità specifica per cancro del polmone del 20.3% e una riduzione di mortalità per tutte le cause del 6.9%; non sono al momento noti i dati riguardanti l’incidenza cumulativa, la quota dei falsi positivi, gli interventi e gli effetti collaterali (rapporto costo/beneficio).

Durante il workshop sono stati anche presentati alcuni risultati provenienti dai due studi osservazionali italiani: la parte romana dell’I-ELACP (Istituto Regina Elena) e lo studio COSMOS (Istituto europeo oncologico, Milano), i cui risultati potrebbero essere in linea con i dati americani, ma non dispongono di gruppo di controllo.

I problemi aperti

Sono ancora molti e rilevanti i problemi aperti ai quali è necessario dare una soluzione prima che si possa procedere a implementare lo screening del cancro polmonare come uno screening di popolazione.

Il Consensus Statement, che è in preparazione come frutto degli elementi emersi e discussi durante le due giornate, ha evidenziato le seguenti criticità:

  • Qual è la popolazione target da sottoporre a screening?

  • Come valutare il rischio individuale per il cancro polmonare, tenendo conto della abitudine al fumo, di altre esposizioni (amianto), della suscettibilità individuale?

  • Come la misura di biomarcatori (alcuni dati sono stati presentati durante il workshop) può integrare la valutazione del rischio individuale?

  • Quale è la gestione ottimale dei noduli rilevati all’esame TC?

  • Qual è il numero ottimale dei passaggi di screening, la lunghezza dell’intervallo tra un passaggio e il successivo?

  • Come ridurre la proporzione dei test positivi e la quota dei soggetti da richiamare per la presenza di noduli o alterazioni evidenziate alla TC?

  • Come ridurre la quota dei falsi test positivi?

  • Come quantificare l’effetto della sovra-diagnosi? Qual è il rapporto costo-efficacia globale?

  • Che cosa lo screening aggiungerà alle politiche di controllo del fumo? Un intervento di disassuefazione dal fumo dovrà sempre essere parte integrante di qualsiasi programma di screening.

L’accesso volontario alla TC per lo screening del cancro polmonare dovrebbe essere, per ora, scoraggiato; sicuramente gestito presso Centri con esperienza. La cessazione del fumo rimane a oggi il primo fondamentale intervento.

a cura di Laura Carozzi, dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana

23 marzo 2011