Mortalità in discesa negli USA

Nel periodo 2002-2004 il tasso di mortalità per tumore negli Stati Uniti è diminuito del 2,1% all'anno, ma non tutti i gruppi etnici ne hanno beneficiato in egual misura.

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Già dal 1993 negli USA il tasso di mortalità per tumore scende in media dell'1,1% all'anno, ma ultimamente la diminuzione si è fatta più consistente: nel periodo 2002-2004 (ultimi dati disponibili) la riduzione media è raddoppiata raggiungendo il 2,1%.
Considerando che per ogni punto percentuale in meno, si verificano circa 5.000 decessi in meno, la sensazione che le cose stiano andando bene è forte fra chi si occupa di tumori.

Questo è il messaggio principale che emerge dal Rapporto annuale sul cancro (Annual Report to the Nation on the Status of Cancer, 1975-2004) curato dall'American Cancer Society, dal National Cancer Institute, dai Centers for Disease Control and Prevention, e dalla North American Association of Central Cancer Registries.
Il Rapporto, che quest'anno include una sezione speciale dedicata alla salute dei nativi americani e ai nativi dell'Alaska, è stato messo online il 15 ottobre 2007 e verrà pubblicato dalla rivista Cancer il 15 novembre prossimo.

Il miglioramento dei tassi è dovuto ai progressi della prevenzione (leggi controllo del tabacco), della diagnosi precoce e delle terapie per i tumori più frequenti (polmone, mammella, colon-retto e prostata).

I ricercatori, oltre alla mortalità, hanno indagato le variazioni dei tassi di incidenza.
Se si combinano i dati di tutti i tumori, di maschi e femmine, di tutti i gruppi etnici presenti sul territorio statunitense, si nota un leggero calo del numero delle diagnosi tra il 1992 e il 2004. La riduzione è stata particolarmente consistente per il tumore al seno (meno 3,4% all'anno tra il 2001 e il 2004), dovuta probabilmente a un minor utilizzo di terapie ormonali in menopausa e a un minor ricorso alla mammografia come mezzo di diagnosi precoce.

Se però ci addentriamo nei dati dei singoli tumori si deve constatare che c'è chi scende e c'é chi sale.

Nei maschi i tassi di incidenza complessivi sono diminuiti del 4,3% tra il 1992 e il 1995 e sono rimasti stabili tra il 1995 e il 2004. Ma i tassi del mieloma e dei tumori del fegato, del rene e dell'esofago hanno continuato a salire fino al 2004.

Tra le donne, i tassi di tutte le sedi tumorali (compreso il polmone) si sono stabilizzati tra il 1999 e il 2004 dopo molti anni di crescita. Inoltre, i tassi dei linfomi non-Hodgkin, del melanoma, delle leucemie, dei tumori della vescica e del rene sono cresciuti per 29 anni; quelli della tiroide sono in crescita dal 1980.

Tra il 1991 e il 2004 è diminuito dell'1,8% all'anno il tumore del polmone nei maschi. Meno 2% anche per il cancro colorettale per maschi e femmine, in questo caso la riduzione è dovuta probabilmente alla rimozione di polipi precancerosi.

Il messaggio è confortante, ma non per tutti

Il Rapporto annuale contiene anche cattive notizie. La sezione speciale dedicata alle malattie oncologiche dei nativi americani e dell'Alaska mostra che in alcune regioni queste popolazioni non beneficiano della stessa riduzione dei tassi di mortalità di cui godono gli altri statunitensi. Hanno tassi più alti di tumori prevenibili e presentano tumori a uno stadio più avanzato con prognosi peggiori perché diagnosticati in ritardo. In alcuni gruppi c'è una prevalenza più alta di fumatori. I ricercatori attribuiscono questi problemi allo stato di povertà, alla basso grado di istruzione e a un minore accesso alle cure.

Di fronte a questi risultati John E. Niederhuber, direttore dell'NCI, ha affermato: «Siamo fermamente intenzionati a combattere le disuguaglianze di salute in modo che le ricadute positive di decenni di ricerca sul cancro raggiungano tutti gli Americani» .

la redazione, 19 ottobre 2007

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