Cancro del seno: screening inutile?

Un vasto studio pubblicato sul BMJ mette in dubbio la reale efficacia dello screening mammografico.

E’ durato 25 anni e ha coinvolto circa 90.000 donne lo studio pubblicato l’11 febbraio sul British Medical Journal dal gruppo canadese condotto da Anthony Miller, professore emerito alla Dana Lana School of Public Health dell’Università di Toronto.

Obiettivo dei ricercatori era confrontare mortalità e incidenza del cancro della mammella in due gruppi di donne di età tra i 40 e i 59 anni, uno sottoposto a screening mammografico (una mammografia l'anno per cinque anni) e l’altro no, su un lungo arco temporale. I risultati sono chiari: dopo 25 anni non emergono differenze sostanziali né per quanto riguarda l’incidenza (3.250 diagnosi tra le 44.925 donne sottoposte a screening vs. 3.133 nelle 44.910 del gruppo di controllo) né per quanto riguarda la mortalità (500 decessi nel gruppo screening vs. 505 tra i controlli).

Il tasso di mortalità nei due gruppi è simile, ma tra le donne che si sono sottoposte allo screening c’è un alto tasso (22%) di sovradiagnosi. In altre parole, come rimarcano gli autori: «Una donna su 424 nel gruppo screening ha ricevuto trattamenti non necessari, incluse chirurgia, chemio e radioterapia».

Gli stessi ricercatori canadesi ammettono che i risultati di questo studio possono non essere generalizzabili a tutti i Paesi, ma solo a quelli dove l’informazione e la consapevolezza delle donne sono sviluppate e gli standard di cura avanzati. «In questi contesti» concludono «i nostri dati suggeriscono di riconsiderare il valore dello screening mammografico». Come del resto ha fatto recentemente la Svizzera.

Ma come considerare questi dati alla luce di tutti gli studi che hanno dimostrato l’efficacia dello screening nel ridurre la mortalità? Secondo Mette Kalager, epidemiologa dell’Università di Oslo e dell’Harvard School of Public Health che firma l’editoriale di commento allo studio canadese, la discrepanza può essere spiegata dal fatto che molti dei trial precedenti erano stati condotti prima che  entrassero nell’uso abituale farmaci, come il tamoxifene, che hanno ridotto drasticamente la mortalità per cancro della mammella. La stessa Kalager ha messo a confronto mammografia e test del PSA (antigene prostatico): è emerso, con grande sorpresa dell’epidemiologa, che i due test sono praticamente identici per quanto riguarda sia il tasso di sovradiagnosi sia la (leggera) riduzione dei decessi per cancro del seno e della prostata, rispettivamente. 

Vast Study Casts Doubts on Value of Mammograms di Gina Kolata, New York Times, 11 Febbraio 2014.