Mammografia: sì o no?

Non si placa la querelle intorno alla reale utilità dello screening mammografico nel ridurre le morti per tumore della mammella.

Lo studio più recente, pubblicato quest’estate sul British Medical Journal (http://dx.doi.org/10.1136/bmj.g3701), ritorna sul tema con uno studio prospettico di coorte coinvolgente tutte le donne norvegesi di età compresa tra i 50 e i 79 anni nel periodo 1986-2009.

In Norvegia, tra il 1995 e il 2005 è stato gradualmente implementato un programma di screening nazionale che prevedeva l’invito biennale a tutte le donne tra i 50 e i 69 anni di età.

Disponendo dei dati relativi a 15.193.034 anni/persona, i ricercatori scandinavi hanno confrontato i tassi di mortalità per cancro della mammella di donne invitate allo screening con quello di donne non invitate, concludendo che la mammografia permette di ridurre del 28% le probabilità di morire di cancro del seno e che i programmi di screening dovrebbero continuare.

«I benefici dello screening mammografico sono evidenti, ma l’esame è così sensibile da riscontrare tumori senza potenziale maligno, dando origine non solo ad ansia nelle pazienti, ma anche a esami e trattamenti inutili» commenta uno degli autori dello studio, Lars Vatten, professore di epidemiologia alla Norwegian University of Science and Technology di Trondheim e all’Harvard School of Public Health di Boston (USA), osservando che il graduale miglioramento delle cure riduce l’importanza della mammografia, dato che anche i tumori diagnosticati meno tempestivamente sono spesso curabili.