Vizi e virtù della mastectomia bilaterale

Nell’ultimo decennio il ricorso alla mastectomia bilaterale nel trattamento del cancro del seno è aumentato. Ma è l’approccio ottimale?

Considerate le implicazioni mediche e psicosociali dell’intervento, un gruppo di ricercatori californiani ha deciso di confrontare il tasso di utilizzo e gli esiti, in termini di mortalità, di tre diversi approcci: mastectomia bilaterale, mastectomia unilaterale e terapia conservativa (intervento chirurgico associato a radioterapia).

Lo studio di coorte (pubblicato su JAMA, doi:10.1001/jama.2014.10707) è stato condotto sulla popolazione delle donne seguite dal Registro tumori della California che avevano ricevuto una diagnosi di cancro unilterale (stadio 0-III) tra il 1998 e il 2011, con un follow-up mediano di oltre sette anni.

E’ emerso che nel periodo analizzato il ricorso alla mastectomia bilaterale è aumentato in media dal 2% nel 1998 al 12,3% nel 2011, con un incremento ancora più pronunciato tra le donne sotto i 40 anni d’età (dal 3,6% al 33%).

Per quanto concerne gli esiti, il confronto dei diversi approcci dimostra che la mastectomia unilaterale è associata a una maggiore mortalità (a 10 anni dall’intervento) rispetto agli altri due interventi, mentre non si rilevano differenze di rilievo in questo senso tra mastectomia bilaterale e terapia conservativa.