I chili amici del cancro

Altro che sfortuna: basterebbe diminuire il numero di persone sovrappeso per avere meno casi di cancro nel mondo.

A sostenerlo è un lavoro uscito sull’ultimo numero di Lancet Oncology (http://dx.doi.org/10.1016/S1470-2045(14)71123-4) in cui i ricercatori hanno stimato la quota di casi di cancro attribuibili all’eccesso di peso, misurato in termini di indice di massa corporea (IMC >25). Hanno così concluso che dei nuovi casi di cancro diagnosticati nell’anno 2012 nella popolazione adulta, 481.000 (3,6% del totale) sono attribuibili a un alto indice di massa corporea. Tale quota è maggiore tra le donne che negli uomini (5,4% vs 1,9%) e nei Paesi con i più alti indici di sviluppo rispetto a quelli con gli indici più bassi (5,3% vs 1%).

I tumori del collo dell’utero, della mammella (postmenopausale) e del colon costituiscono il 63,6% dei cancri attribuibili al sovrappeso.

I ricercatori aggiungono un altro dato: 118.000, circa un quarto, dei nuovi casi di cancro rilevati nel 2012 potrebbero dipendere dall’aumento dell’IMC nel corso dei trent’anni precedenti.

Sottolinea Melina Arnold, ricercatrice della IARC e prima firmataria del lavoro: «Questi risultati sono un ulteriore pungolo a sostenere lo sforzo globale per affrontare l’obesità, la cui prevalenza negli adulti è raddoppiata dal 1980».

Le risponde Benjamin Cairns dell’Università di Oxford, Regno Unito, in un editoriale di commento (http://dx.doi.org/10.1016/S1470-2045(14)70373-0): «La popolazione mondiale è grande, mentre non lo sono allo stesso modo le risorse sanitarie globali per la prevenzione dei tumori, che dovrebbero essere in gran parte dedicate alla lotta alle infezioni e al fumo, associate a casistiche di cancro molto maggiori».