Troppo radicali con la prostata

Molti uomini si sottopongono a trattamenti radicali anche quando non sarebbe necessario.

Trattare subito, e spesso in maniera aggressiva, il tumore indolente, oppure “aspettare e vedere”? Questo il focus della ricerca condotta su oltre 37.621 uomini ultra 65enni a cui era stato diagnosticato un tumore della prostata tra il 2004 e il 2007 e seguiti fino al 31 dicembre 2009 (JAMA Oncology – doi:10.1001/jamaoncol.2014.192).

Sempre più spesso vengono diagnosticati tumori della prostata con andamento indolente, legato alla diagnosi più precoce, che dovrebbe comportare l’attivazione di protocolli terapeutici meno aggressivi, come il watchful waiting, o sorveglianza attiva. In realtà, come sottolineano i ricercatori statunitensi, molti pazienti a basso rischio si sottopongono a prostactectomia o a radioterapia, entrambi trattamenti associati a un peggioramento della qualità della vita. La radioterapia risulta il trattamento più diffuso (57,9%) indipendentemente dal livello di PSA e dal grado del tumore, seguita dalla prostactectomia radicale (19,1%). Alla “sorveglianza attiva” si ricorre solo nel 9,6% dei casi.