Luci e ombre dello screening per il cancro del polmone

Due lavori apparsi su JAMA e su JAMA Internal Medicine alimentano il dibattito sulla validità e i limiti dello screening del tumore polmonare.

Pubblicati a breve distanza l’uno dall’altro, i due studi sembrano andare in direzioni opposte: l’uno chiama per un allargamento dei criteri di inclusione nello screening dei soggetti a rischio, l’altro mette in guardia dal rischio di sovradiagnosi.

Il primo studio (JAMA. 2015;313(8):853-855. doi:10.1001/jama.2015.413), condotto da ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, ha indagato quanti dei pazienti con tumore polmonare diagnosticato rispondessero ai criteri di inclusione nello screening (che utilizza la TC a basse dosi) suggeriti dalla US Preventive services task force. I ricercatori hanno studiato, dal 1984 al 2011, una coorte di 140.00 persone con età superiore a 20 anni nel periodo di osservazione, concludendo che in 27 anni la percentuale di pazienti con tumore al polmone ammessa allo screening in base ai criteri USPSTF è scesa dal 52% al 37% tra le donne e dal 60% al 50% tra i maschi. «Il calo percentuale indica che un numero crescente di pazienti con tumore del polmone non è attualmente candidabile allo screening» sottolinea Ping Yang, coautore dell’articolo, suggerendo che i criteri d'inclusione vengano ampliati.

Il secondo studio, pubblicato su JAMA Internal Medicine (http://jama.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=2110954) ha analizzato i dati del National Lung Screening Trial (NLST, un trial randomizzato che mette a confronto due metodi di screening, la TC a basse dosi e i raggi X), considerando oltre 53.000 persone ad alto rischio per un periodo di 6,4 anni allo scopo di stimare gli eccessi di cancri diagnosticati nel braccio TC rispetto a quelli rilevati dal braccio Rx. E hanno concluso che più del 18% dei tumori rilevati con la TC sembrano essere indolenti. «Questi casi di sovradiagnosi costituiscono un potenziale danno, in termini sia di ansia e morbilità associati al trattamento anticancro, sia di maggiori costi. Perciò» concludono i  ricercatori, «quando si descrivono i rischi dello screening con TC occorre considerare anche il rischio di sovradiagnosi».