Screening mamografico: più benefici che rischi

Lo screening mammografico diminuisce la mortalità nelle donne tra i 50 e i 74 anni. A certificarlo è uno studio IARC.

Nel dibattito sull’utilità dello screening del cancro della mammella arriva un contributo importante, quello del gruppo di lavoro dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) che, dopo avere analizzato 20 studi di coorte e 20 studi caso-controllo condotti in Paesi ad alto reddito (Europa, Nord America e Australia) conclude che lo screening mammografico ha un impatto favorevole sulla mortalità, soprattuto per le donne tra i 50 e i 69 anni, ma anche per quelle della fascia di età successiva, dai 70 ai 74 anni. Non ci sono dati analoghi per le donne più giovani, tra i 40 e i 49 anni.

Secondo gli esperti IARC, il rapporto rischi/benefici resta a favore dello screening, nelle donne di 50-69 anni, anche dopo aver preso in considerazione limiti e  aspetti negativi dello screening, come i rischi connessi alle false positività, alla sovradiagnosi e all’esposizione a radiazioni ionizzanti.

Dal momento che questo studio è nato allo scopo di aggiornare le indicazioni del 2002 sullo screening del cancro della mammella, nel lavoro di revisione della letteratura si sono tenuti in debito conto sia le ricadute delle nuove tecnologie per la diagnosi sia i progressi nel trattamento anche della malattia avanzata.

Pubblicato sul New England Journal of Medicine (N Engl J Med 2015;372:2353-2358), lo studio confluirà nel XV IARC Handbook of Cancer Prevention di prossima pubblicazione.