VI rapporto dell’ONS

E’ stato pubblicato il Sesto rapporto dell’Osservatorio Nazionale Screening, presentato nel corso del convegno annuale, tenutosi a Roma il 19-20 dicembre scorsi.

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Quali le novità sul fronte degli screening organizzati in Italia? Molto buone per quanto riguarda lo screening mammografico, che ormai copre più del 78% del territorio italiano, ed è arrivato a interessare il 45% nelle regioni del Sud e nelle Isole. Segno che lo storico divario con queste aree sta lentamente assottigliandosi. Anche per quanto concerne l’altro programma che interessa le donne, quello per il carcinoma cervicale, i dati sono confortanti: la copertura totale è arrivata al 70% e quella delle regioni meridionali e insulari tocca i due terzi del territorio, con un netto aumento rispetto agli anni precedenti.

Procede spedito anche il programma di screening colorettale, che nel giro di poco più di due anni ha raggiunto una copertura vicina al 50%, anche se quasi tutta a carico delle regioni del Centro-Nord del Paese. Cifre che comunque pongono l’Italia all’avanguardia in Europa. Certo, il divario con le regioni meridionali e insulari persiste, oltre che per la copertura, anche per quanto riguarda l’estensione e la performance clinica dei programmi di screening, ma la situazione è in movimento, come testimoniano le esperienze in corso in Puglia e in Sardegna.

«I dati presentati in questo sesto Rapporto descrivono un’importante estensione dei programmi di screening nel Paese» afferma Donato Greco, direttore operativo del Centro per il controllo delle malattia, nell’Introduzione. «Questa tendenza conforta gli sforzi di quanti a questo fine si sono impegnati: le istituzioni (il Ministero, il CCM, le Regioni), gli operatori, le società scientifiche. Purtuttavia, gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti del tutto: è dal 2001 che tali programmi sono inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza e ancora circa un terzo della popolazione target non può usufruire dello screening citologico, circa un quinto del mammografico e oltre la metà di quello colorettale. E’ evidente che c’è bisogno di un ulteriore sforzo, ma anche di una migliore definizione delle azioni». Per cominciare, il Piano nazionale screening 2007-2009 prevede la realizzazione di interventi straordinari nelle Regioni del Sud, dove si rileva il maggior ritardo nella diffusione degli screening. Ma grande attenzione viene posta anche sul versante della comunicazione, perché «bisogna anche ridurre la confusione dei messaggi che arrivano alle persone destinatarie», sottolinea Greco.

Nel volume si dà conto anche di una serie di progetti elaborati dall’ONS, su mandato del CCM, per l’affiancamento e il tutoraggio delle regioni meridionali, per la disseminazione delle linee guida, per la costruzione di un Data warehouse nazionale e per la formazione professionale. Infine, in appendice al Rapporto sono riportate la traduzione delle linee delle raccomandazioni europee sulla modalità di comunicazione e informazione nei programmi di screening mammografico e il razionale del Progetto 100 domande sugli screening (reperibile sul sito dell’ONS: www.osservatorionazionalescreening.it).

la redazione, 17 gennaio 2007

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